02 Dicembre 2022
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Soggiornare al Molino Stucky di Venezia. Un’esperienza che coinvolge i 5 sensi

08-11-2022 - Viaggiare con Gusto
La facciata del Molino Stucky
Solenne, maestoso, imponente. Sono solo alcuni dei molti aggettivi che in prima battuta meglio rappresentano l'Hilton Molino Stucky a Venezia. Hotel di lusso a cinque stelle che appare proprio così agli occhi di tutti coloro, ospiti e non, che a bordo di un'imbarcazione solcano le acque del Canale della Giudecca.
Baluardo sulle rive dell'omonima isola che fu, secondo alcuni, il primo insediamento ebraico in laguna. Secondo altri, invece, "Giudecca" si avvicina di più all'attività dei conciatori di pelle, i quali utilizzavano alcune sostanze vegetali ricavate da sterpami e arbusti. In Veneto questi sono indicati con i vocaboli zuèc, zueccam, zuecchi. Insomma, ognuno scelga l'origine che più preferisce. Quel che è certo, è che l'Isola della Giudecca vanta in ogni caso una storia antichissima: è la più grande tra le centosedici isole che compongono la laguna di Venezia e per la sua forma allungata viene chiamata dai veneziani “spinalonga”.

Rispetto alle classiche dimensioni dei palazzi veneziani l'edificio Stucky (realizzato nel 1884) colpisce per le dimensioni, che per la città possono tuttavia apparire anomale. E per il rosso granato della facciata a mattoni. Ma sono proprio questi tra gli elementi più peculiari che incarnano l'anima di questo hotel. Sì, perché qui nel Molino un tempo sorgeva davvero un'attività intensa e fiorente, gestita appunto dall'industriale Giovanni Stucky. Che con l'impego di ben 1500 operai riusciva a produrre la bellezza di 50 tonnellate al giorno di farina, garantendo alla Serenissima un decisivo contributo economico sino al fatidico 1955, anno in cui il Molino chiuse i battenti cadendo in rovina.
E' solo grazie al vincolo posto dal Ministero dei Beni Culturali nel 1988 e alla lungimirante decisione di trasformarlo in hotel, che finalmente il Molino si riappropria del suo splendore sino a divenire ciò che di fatto è oggi: un palazzo finemente restaurato, una delle strutture iconiche più significative dell'architettura di recupero post-industriale. La facciata in mattoncini rossi, si diceva, l'imponente torre neogotica e la geometria della costruzione stessa, hanno contribuito a far annoverare l'Hilton Molino Stucky tra le 100 eccellenze italiane.

Un'eccellenza che non si limita all'architettura, ma che va ad affascinare e stuzzicare ognuna delle cinque esperienze sensoriali.

Il gusto: sono ben tre i ristoranti interni all'Hilton che deliziano il palato, tutti diversi e adatti a ogni tipo di esigenza. Punta di diamante è l'Aromi, dall'aria raffinata e con interni molto curati che ricreano una sapiente atmosfera da yacht. Materie prime e vini vengono scelti con la massima cura e poi riproposti al tavolo con preparazioni rivisitate in chiave contemporanea e abbinate al calice perfetto, grazie ai preziosi consigli del maître che su richiesta sa sempre consigliare l'etichetta giusta. Cenare qui significa vivere un momento di assoluto piacere e di stimolo per le papille, che vanno a godere di spezie e sapori originali in esemplari unioni gastronomiche, capaci di dar vita a piatti di assoluto equilibrio. Come il risotto al nero di seppia e scampi crudi, la capasanta scottata con salsa al curry, funghi pioppini e chips di uova di seppia, la ricciola con cera al limone del Garda, lamelle di ravanello e acqua al prezzemolo e il gambero planciato con caponata alla siciliana ed elisir di gambero rosso di Mazara.
Ambiente più informale e conviviale al Bacaromi, ristorante tipico che richiama il bacaro veneziano. In menu piatti della tradizione, quindi. Prodotti di prima scelta, ça va sans dire, che esaltano il “sàor” della cucina veneziana.
E infine, non ultimo, il Rialto Bar & Restaurant. Sempre aperto lungo l'arco della giornata e con un menu facile, informale e di comoda fruizione. Ubicato non a caso al pian terreno, offre anche un giardino segreto nel cortile dell'albergo da non lasciarsi sfuggire.

La vista: qui si vince facile. Dall'ottavo piano del Molino Stucky si apre un panorama sulla Serenissima che toglie il fiato. Oltre il canale della Giudecca, la vista spazia su tetti, cupole e campanili. Sino al campanile per eccellenza: quello di San Marco. Di giorno o di sera, all'alba o al tramonto. Venezia si veste sempre di una luce diversa. E dalla piscina (aperta da giugno a settembre) o dallo Skyline Bar (aperto a tutti) è possibile godere di questo spettacolo unico al mondo, sorseggiando magari uno dei ventuno cocktail creati dal Bar Manager Sebastiano Scarpa.

L'udito: non è raro passeggiare lungo il maestoso corridoio centrale del Molino Stucky e ascoltare la musica proveniente dal meraviglioso pianoforte a coda. Spesso sono proprio gli ospiti stessi a sedersi sullo sgabello e a deliziare i presenti con le più svariate composizioni, contribuendo a rendere l'atmosfera in hotel ancora più romantica. Oppure, bastano semplicemente due passi la mattina presto sulle rive dell'isola, quando ancora tutto è fermo. Il silenzio che solo la laguna di Venezia sa regalare è qualcosa di magico.

L'olfatto: profumi vegetali, speziati e floreali si percepiscono varcando le soglie della SPA Eforea. Punto di riferimento del benessere psicofisico per ospiti e non che vogliano concedersi un momento privato. Perché come diceva Oscar Wilde, che di lusso e di benessere sapeva il fatto suo, “amare se stessi è l'inizio di una storia d'amore che dura una vita”. Sale fitness all'avanguardia, sauna, bagno turco, jacuzzi, sale relax e cinque cabine per un ampio ventaglio di trattamenti corpo e viso. Le gentili terapiste della spa sono sempre a disposizione per guidare i clienti nella scelta del miglior trattamento: dai tonificanti ai rigeneranti, sino ai massaggi a tutto relax o in coppia. Quello a base di farina e miele, per esempio, è davvero molto originale perché evoca i prodotti che ai tempi transitavano nelle sale dell'edificio.

Il tatto: sono i pregiati tessuti utilizzati per arredare e impreziosire camere e suite del Molino Stucky. Sfiorare le stoffe, premere i cuscini, lisciare con le dita i paraventi la Toile de Venice in jacquard, riporta l'ospite ai tempi d'oro della via della Seta e di Marco Polo: primo viaggiatore a importare tessuti preziosi dall'Oriente e a contribuire così all'arricchimento dei mercanti veneziani.

Un discorso a parte merita la Molino Presidential Suite. Unica nel suo genere e capace di racchiudere in sé tutti e cinque i sensi, è il fiore all'occhiello dell'hotel e con i suoi trecento metri quadri di superficie, è la più grande in città. Nonché la più alta, visto che svetta all'ultimo piano e ha un accesso diretto alla piscina panoramica e alla torretta privata, da cui si gode (non serve ribadirlo) una vista indimenticabile su Venezia. Gli interni sono curati con attenzione maniacale, i dettagli sono raffinatezza pura, come ad esempio la linea biancheria di Frette, le creazioni in vetro di Murano della vetreria Venier e gli accessori di Calegaro: vere e proprie eccellenze del territorio. Ma non solo. Sono previsti altri servizi di gran lusso, tra cui ristorazione, wine bar con cantina, spa con jacuzzi privata e addirittura, nel salone panoramico, si possono ascoltare dischi in vinile.
Insomma, veri e propri piaceri degni di una First Lady. Non a caso, secondo appellativo con cui viene chiamata questa suite. E davvero dimora dell'ex First Lady americana Michelle Obama.

A cura di Ludovico Paganelli


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