29 Luglio 2021
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Foradori e San Leonardo: due cantine simbolo dell'eccellenza in Trentino

04-05-2021 - Per Bacco!
Una zona particolarmente vocata, con vigneti che si estendono dalle sponde più miti del Lago di Garda sino a giungere ai fondo valle e salire poi lungo i ripidi pendii delle Dolomiti. Siamo in Trentino, una delle regioni italiane dove le sfaccettature ambientali e un forte senso di appartenenza al territorio, permettono di realizzare vini d'eccellenza dall'assoluto rigore sensoriale.
Oltre diecimila ettari di vigneti, ognuno perfettamente alloggiato nella propria ideale fascia climatica onde poter esprimere il meglio di se stesso. A bacca bianca o a bacca rossa, prosperano celebri vitigni come ad esempio Pinot Grigio, Chardonnay, Müller Thurgau, Teroldego, Merlot e Marzemino.

Nel cuore della Piana Rotaliana, veniva fondata ben centoventi anni fa a Mezzolombardo l'Azienda Agricola Foradori (www.agricolaforadori.com). “Lavorare con la natura e non contro di essa, impegna un cammino appassionante e complesso”, scrive Elisabetta Foradori nei suoi appunti. E poi si legge: “Lavoro cercando di ottenere frutti e vini che siano l'espressione autentica della mia terra, la stessa che lascerò sana e viva ai miei quattro figli perché siano orgogliosi di poter scegliere se essere contadini”.
Parole sacrosante e dal notevole significato etico e morale. Un ammirevole filosofia che consente a questa celebre cantina di elevarsi tra i punti di riferimento dei produttori in Trentino.
Spaziando tra le etichette firmate Foradori, troviamo un grande rosso, peraltro elegantemente imbottigliato e sigillato con ceralacca. È lo Sgarzon, Teroldego in purezza che prende il nome da “Sgarzo”, il cui significato nel Campo Rotaliano è “tralcio”. Particolarità da segnalare è che l'affinamento di questo vino avviene in anfore a contatto con le bucce. Ciò permette di arricchire il Teroldego stesso di una singolare freschezza. Si presenta al calice con un bel color rubino acceso. Naso elegante: accanto a note di lamponi e mirtilli, sfilano ricordi di violetta e spezie. Eccelle al palato, con bei giochi di freschezza, appunto, e una sapidità che pare un tutt'uno. Da gustare con un carré di cervo con salsa ai frutti rossi.
Da uve Manzoni Bianco, troviamo un'etichetta che saprà esprimere il meglio di sé soprattutto dopo averla lasciata riposare in cantina per almeno tre anni. Stiamo parlando del Fontanasanta, la cui vendemmia avviene verso la fine di settembre in vigneti posti su terreni argilloso-calcarei. Fermenta in vasche di cemento e poi affina in botti di acacia per un anno. Color giallo dorato, offre al naso intensi profumi di glicine, pesca bianca e una tenue traccia minerale. Il sorso è avvolgente e al palato si presenta sapido e persistente. Ottimo sui ravioli di cernia ai frutti di mare.

A cavallo tra il fiume Adige e le pendici dei Monti Lessini, nel verde lussureggiante della Val Lagarina, sorge il Borgo di San Leonardo. Un piccolo angolo di paradiso, una terra che rappresenta l´anima del mestiere della famiglia Guerrieri Gonzaga.
Proprio qui il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, patron della Tenuta San Leonardo (www.sanleonardo.it), ha saputo dare il via a etichette che oggi sono tra le ambasciatrici dell´eccellenza vinicola italiana nel mondo. Il San Leonardo in particolare, il cui primo esemplare fu creato nel 1982, vanta una quantità di premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, difficili da enumerare. Un grandi vino che nulla ha da invidiare ai blasonati Château bordolesi d´Oltralpe.
"Siamo determinati a creare pochi, ma ben caratterizzati vini", ama ricordare il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, "che siano diretta espressione del territorio e comunichino lo spirito e la personalità del produttore, attraverso l´estrema attenzione per ogni particolare, la ricerca tenace della qualità, la meticolosa cura dei vigneti e le pazienti pratiche in cantina". Questa è la filosofia. Quella giusta, grazie alla quale vengono prodotti con amore i vini della Tenuta, nella cui collezione brilla il gioiello di famiglia battezzato San Leonardo.
L'annata 2016 è vestita di color rubino con lampi di porpora. Seduce l'olfatto con sentori di more e lamponi, erbe aromatiche e delicate note speziate. Al palato si coglie un sorso di gran peso, equilibrato tuttavia da una favorevole freschezza. Tannino vellutato e portamento esemplare. Si conferma un'etichetta dalle enormi potenzialità se si ha la pazienza di farlo evolvere al sicuro in cantina.
Dai più antichi vigneti della Tenuta provengono il Merlot e il Carmenère che danno vita al Villa Gresti 2015. Al calice si presenta agghindato da un caldo e lucente rosso rubino. Intensi profumi di rose, ciliegie e chiodi di garofano conquistano il naso, mentre al palato si presenta ricco di grazia, con un tannino armonioso e una freschezza ottimamente calibrata. In chiusura ha una persistenza pressoché interminabile.
Un altro taglio bordolese della Tenuta da non lasciarsi sfuggire è il Terre di San Leonardo 2018. Al calice è di color rosso rubino con intarsi viola. Rivela sfumature fruttate che richiamano more e prugne. In bocca è sensuale e aristocratico, di grande struttura e complessità. Trasmette una straordinaria sensazione setosa. Notevoli i tannini così come la grande persistenza aromatica. Spettacolare pure lui se custodito in cantina a invecchiare.
In mezzo a tanti vini rossi, non manca anche un grande bianco. È il Vette di San Leonardo 2020: un Sauvignon in purezza che si presenta smagliante in tonalità verde oro. Il profilo olfattivo gioca su sensazioni di cedro, lime e ananas. Ammaliante al palato: svela una gran classe per freschezza agrumata e sapidità minerale. Lungo e persistente il finale.

Ludovico Paganelli



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