12 Luglio 2020
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Valle d´Aosta: tra i vigneti più alti d´Europa nascono grandi vini. Ecco quelli della Cave du Vin Blanc de Morgex et de la Salle, Ottin e La Vrille

09-01-2015 - Per Bacco!
Emozionarsi ad alta quota. Non solo per i suggestivi e pittoreschi panorami che sa regalare questa Regione, ma anche e soprattutto per i meravigliosi vini che qui in Valle d´Aosta prendono vita, spesso e volentieri, in condizioni davvero straordinarie. Sì, perché la Strada dei Vini della Valle d´Aosta attraversa vigneti e cantine ubicate proprio ai piedi delle montagne più alte d´Europa: sono i vignerons stessi a raccontare come la passione può dare frutti eccellenti, anche in situazioni geografiche e climatiche talvolta estreme.

I vigneti sono impiantati esclusivamente lungo il corso della Dora Baltea, da Pont-St.Martin al confine piemontese, sino alle falde del Monte Bianco a Morgex, in una zona poco incline alla coltivazione della vite, per il clima rigido, i forti venti e la scarsa piovosità. Ma il duro lavoro dell´uomo, grazie alla costruzione di terrazzamenti e muri a secco, ha trasformato questi terreni impervi in luoghi particolarmente vocati alla produzione dell´unica Denominazione di Origine Controllata: la Vallée d´Aoste.
Risalendo quindi il corso del fiume, si incontrano varie tipologie di vitigni, sia internazionali che autoctoni, che danno origine ai principali vini. Il vitigno più diffuso è il Nebbiolo. Ma attraversando la parte centrale della regione ecco il Muscat, nelle due vesti secca e passita, il Petit Rouge, il Petite Arvine, il Fumin, il Neyret, il Gamay, lo Chardonnay e il Pinot Nero. Sino a trovare il mitico Blanc de Morgex, che si coltiva a quote quasi impensabili per la vite. E che forse meglio di tutti rappresenta il "miracolo" del lavoro dell´uomo in una Regione che riesce a regalare dei vini di assoluta rarità.

Ed è proprio in questa conca larga e lussureggiante, raccolta ai piedi di sua maestà il Monte Bianco, che si trova la Cave du Vin Blanc de Morgex et de la Salle (www.caveduvinblanc.com). Un angolo di paradiso. Regno incontrastato e territorio per eccellenza del Prié Blanc: unico vitigno autoctono a bacca bianca coltivato su pergole basse, così da evitare i danni del vento e del gelo invernale. Ma anche per sfruttare nella notte il calore che il terreno accumula durante il giorno.

Il Blanc de Morgex et de La Salle è prodotto utilizzando esclusivamente il vitigno Prié biotipo Blanc de Morgex. Fiore all´occhiello della Cave è il pluripremiato Chaudelune: da servirsi preferibilmente a temperatura ambiente, si annuncia al calice addobbato di un luccicante e seducente giallo dorato. Rapisce il naso con lusinghiere seduzioni di miele d´acacia, macchia mediterranea, vaniglia e arancia candita. Non meno sedotto il palato, grazie al calore avvolgente e all´ottima sapidità e delicato equilibrio. Emergono nettamente freschi e straordinari sentori di albicocca e agrumi. Un gran vino da meditazione, ma anche eccellente in abbinamento a formaggi erborinati.
Per le imminenti festività di Natale e Capodanno, segnaliamo per un tutto pasto il Metodo Classico Extra Brut. Si presenta agghindato di un color giallo paglierino unito a un bellissimo e persistente perlage. Si esibisce accattivante al naso per poi diffondere un gusto irresistibile, liberando allettanti aromi di frutta gialla e agrumi. Elegante nel gusto, minerale e munito di gran struttura oltre che da una piacevolissima freschezza.
La DOC tradizionale, sempre Prié Blanc in purezza, si adatta alla perfezione per un piacevole aperitivo. Dal color giallo paglierino tendente al verdognolo, sprigiona delicati aromi con sottofondo di erbe di montagna. Al palato appare equilibrato, fresco e minerale, con sensazioni di mela golden e un finale piacevolmente ammandorlato.

I vini realizzati da Elio Ottin, la cui omonima azienda (www.ottinvini.it) si trova lungo la strada che da Aosta sale verso la Valpelline, si stanno sempre più affermando tra i migliori nel panorama vitivinicolo valdostano e non solo. Già, perché il segreto della loro grande qualità risiede proprio nella passione che Elio ripone nella coltivazione della vite, seguendo le tecniche più rispettose per l´ambiente e vinificando in proprio le uve, in gran parte autoctone che crescono sui suoi terreni.
Il Petite Arvine è di sicuro uno dei migliori interpreti della grande personalità espressa dai vini di Ottin. Si presenta al calice ben vestito e avvolto da un luminoso giallo paglierino. Incanta il naso effondendo un ricchissimo e variegato bouquet con sentori di salvia, agrumi, frutta esotica e miele d´acacia. Al palato risulta estremamente fresco, sapido e regala un lungo e piacevolissimo finale minerale. Ottimo in abbinamento alle capesante in padella.
Di notevole eleganza il Pinot Nero. Si presenta in tonalità tra il rubino e il granato. Gli aromi percepibili all´olfatto variano da confettura di ribes e lamponi, accanto a una piacevole nota di liquirizia. Il sorso è fresco e leggiadro, rotondo, con dote tannica appena percettibile e tipica di questo nobile vitigno.
Si è rivelato una piacevolissima sorpresa il Fumin. Vino di eccellente qualità, che merita una diffusione più ampia nelle carte dei vini dei migliori ristoranti. Dal color rubino porpora, disegna splendidi e fitti archi sui bordi del calice. Eleganti profumi di prugna, more e note minerali avvolgono il naso, mentre il palato è riempito da una morbidezza di rara delizia oltre che da un calore particolarmente intenso. Sul finale permangono rievocazioni di erbe selvatiche. Ottimo su uno spezzatino di cervo.

Lungo la Via Francigena, nel comune di Verrayes, si trova La Vrille (www.lavrille.it): interessantissima azienda agrituristica che accanto alla produzione di magnifici vini, tra cui il premiatissimo Chambave Muscat Flétri, offre anche una deliziosa cucina dagli ingredienti freschissimi e di stagione a "centimetro zero" e sei accoglienti camere per chi volesse trascorrere qualche giorno di vacanza in questa oasi di pace. Luciana ai fornelli, con i suoi piatti della tradizione. Hervé in vigna, con i suoi preziosi vitigni autoctoni. Un binomio vincente dal punto di vista enogastronomico.
Ma ecco i vini. Tra i bianchi segnaliamo il Chambave Muscat: Muscat Petit Grain in purezza, si presenta al calice vestito da un brillante color paglierino. Sprigiona al naso delicati aromi fruttati, tra i quali prevalgono quelli agrumati con una forte incidenza della scorza di limone. Al palato risulta sapido, minerale e particolarmente fresco. Regala un lungo finale dalle caratteristiche vegetali. Da provare in abbinamento a un buon vitello tonnato.
Tra i rossi, colpiscono per qualità e merito il Vallée d´Aoste Cornalin e il Vallée d´Aoste Chambave. Tutti rigorosamente realizzati, manco a dirlo, con vitigni autoctoni. Il primo è un Cornalin al 100%, bacca di assoluto pregio e di grande personalità che solo fino a poco tempo fa rischiava di scomparire. Alla vista è di color rosso rubino, intenso e con riflessi violacei. Al naso risulta intenso, delicatamente speziato e dalle chiare fragranze di erbe di montagna. Colpisce il palato per la sua eleganza, arricchita inoltre da tannini molto morbidi che ben si coniugano con un ventaglio variegato di sensazioni gustative, tra cui ciliegia, ribes e frutti rossi maturi. Una pasta al sugo d´anatra ben si accompagnerà a questa etichetta.
L´altro è un sapiente uvaggio di Petit Rouge e Vuillermin. Color rubino. Irrompe al naso con sorprendenti effluvi di frutta fresca, lampone, note di cioccolato e spezie. Fresco e sapido all´assaggio. Esprime un tannino delicato ed elegante, si conferma equilibrato nel gusto e sul finale concede una persistenza particolarmente lunga su evidenti note di pepe.

A cura di Ludovico Paganelli

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