24 Settembre 2020
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La Thuile

15-06-2020 - Viaggiare con Gusto
“Camminare per me significa entrare nella natura. Ed è per questo che cammino lentamente, non corro quasi mai. La Natura per me non è un campo da ginnastica. Io vado per vedere, per sentire, con tutti i miei sensi. Così il mio spirito entra negli alberi, nel prato, nei fiori. Le alte montagne sono per me un sentimento.”
REINHOLD MESSNER

Quando si arriva a La Thuile ciò che cattura immediatamente l'attenzione è la natura nella sua immensa purezza, con i suoi grandi spazi, i suoi vivaci contrasti di colore, i fitti boschi di conifere, le cime della catena del Monte Bianco che svettano da qualsiasi prospettiva e l'iconico massiccio del Rutor che, con il suo esteso ghiacciaio, sorveglia la vallata.
La Thuile è uno di quei posti dove è bello sentirsi liberi e lasciarsi abbracciare dall'energia della montagna, ritrovare tempo per se stessi, arricchirsi di emozioni e rigenerare corpo e spirito.

Siamo in Valdigne, nel nord ovest della Valle d'Aosta, a 1.441 m di altitudine, a pochi chilometri dall'uscita dell'autostrada, vicini alle grandi città del nord Italia e a Francia e Svizzera tramite il traforo del Monte Bianco, ma lontani quanto basta per dimenticare la frenesia della vita quotidiana, in un contesto dove lo sviluppo turistico è sempre più sostenibile e socialmente responsabile.

HIDDEN WILDERNESS RING
“Questa selvaggia magnificenza era semplicemente lì, nascosta, in attesa di essere scoperta da qualcuno che si ponesse in ascolto.” È così che Luca Fontana -fotografo, opinionista di montagna e influencer- ha definito il territorio di La Thuile dopo aver percorso 60 km e 3.500 m di dislivello con un trekking in autosufficienza, documentando l'estasi e la magia dei luoghi nella mostra fotografica "The Hidden Wilderness Ring”, visitabile gratuitamente nel centro del paese.

A La Thuile sono molti i percorsi di trekking, alcuni più conosciuti altri meno battuti ma tutti egualmente immersi negli ambienti puri e silenziosi di una montagna volutamente poco antropomorfizzata. Una montagna potente la cui
energia diventa linfa per disintossicarsi dai ritmi imposti dalla vita metropolitana e recuperare benessere psico-fisico
Prendendo la cartina dei sentieri di La Thuile c'è solo l'imbarazzo della scelta. Da una parte i valloni di Youlaz, Orgères, Chavannes e Breuil verdi, selvaggi, preziosi da un punto di vista geologico e ricchi di testimonianze storiche, quando si arriva in sommità regalano un affaccio previlegiato sulla catena del Monte Bianco. Dall'altra i sentieri che portano verso la zona del Rutor con le sue cascate, i laghi di Bellacomba, il lago Verde e il lago Grigio e il rifugio Deffeyes partenza per la più impegnativa escursione verso il ghiacciaio del Rutor, il sesto in Italia per estensione.

Puntando invece verso il Colle del Piccolo San Bernardo, si può raggiungere il Lago Verney, il più vasto specchio lacustre naturale della Valle d'Aosta che si trova a 2.088 m di altitudine, oppure procedere verso l'area archeologica proprio nella zona di confine tra Italia e Francia. Di origine glaciale, intorno alle sponde del Lago Verney si trova una ricca varietà di flora. Le rive ospitano carici, eriofori e sfagni, mentre la circostante area paludosa è ricca di giunchi, asperelle, ranuncoli e più in là, vicino alle risorgive vivono sassifraghe e primule.
Esattamente dalla parte opposta due passeggiate classiche per le famiglie: quella che da Colle San Carlo conduce in quindici minuti al Belvedere di Arpy, una balconata da cui ammirare la catena del Monte Bianco oppure quella che porta al lago di Arpy.

Pesca sostenibile
Nei laghi e nei fiumi della zona è consentita la pesca solo se muniti di speciali permessi acquistabili presso l'Ufficio del Turismo. È possibile praticare anche la pesca “no kill”, esclusivamente con la tecnica a mosca inglese o valesiana, con ami senza ardiglione.

La potenza dell'acqua - Cascate del Rutor
Fanno parte della storia del paese, sono avvolte da miti e leggende, figlie dei laghetti alimentati dal ghiacciaio del Rutor, le meravigliose cascate, visitabili in estate, sono tre salti d'acqua impetuosi che si gettano in gole e precipizi scavando la roccia con tutta la potenza dell'acqua di fusione.
Partendo dalla frazione di La Joux a 1603 metri di altitudine e posta a soli tre chilometri dal paese di La Thuile si può arrivare con un bel sentiero fino alla terza cascata che si trova invece a 1.996 metri. Il primo punto di osservazione si incontra dopo una ventina minuti di cammino dai casolari di La Joux, lungo una mulattiera che passa per boschi di conifere. La prima cascata è sorprendente, l'emozione dell'arcobaleno, la forza dell'acqua suscitano sensazioni incredibili.
Un pianoro bucolico vicino al torrente è l'occasione per rinfrescarsi e concedersi qualche scatto fotografico, poi si riprende a salire per il sentiero che raggiunge la seconda cascata a 1.850 metri e di lì a poco anche la terza cascata sulla quale un ponte d'acciaio lungo circa 16 metri per 1,20 metri di larghezza, inaugurato nel 2014, permette a tutti di passare da una parte all'all'altra godendo dello straordinario spettacolo dei tre salti d'acqua sottostanti.
Da questo punto si può tornare indietro seguendo il sentiero sull'altra sponda orografica oppure scegliere di salire al Rifugio Deffeyes (2.494 metri) proprio ai piedi del ghiacciaio del Rutor, un'escursione impegnativa soprattutto per i bambini, ma molto bella. Un'altra opzione è quella di deviare a destra dopo le cascate seguendo la direzione dei laghetti glaciali di Bellacomba.

L'immensità del ghiacciaio
Agli alpinisti esperti, attrezzati e meglio se accompagnati da una guida alpina, è invece riservata la salita verso il ghiacciaio del Rutor che, con i suoi 8,4 chilometri quadrati di superficie, è il terzo per estensione in Valle d'Aosta dopo quello del Miage e del Lys, e il sesto in Italia. Un'ampia calotta glaciale, che dalla Testa del Rutor (3.486 m.) scende fino a 2.500 metri di quota.
L'escursione richiede almeno due giorni. Da La Joux si arriva al rifugio Deffeyes e dopo la sosta per la notte si riparte al mattino presto alla volta della Testa del Rutor.

Punti energetici: La Thuile - Colle del Piccolo San Bernardo – Zona Archeologica – Cromlech
Nel contesto di una montagna selvaggia, a 2.188 metri, proprio sopra il Lago di Verney, in corrispondenza della linea di confine tra l'Italia e Francia, c'è un punto di particolare magia. Si tratta della zona archeologica dove è stato rinvenuto un Cromlech, un cerchio di 46 pietre e settantadue metri di diametro che probabilmente racchiudeva un dolmen al centro e nell'antichità era considerato un luogo di culto molto importante. Tante le leggende intorno al Cromlech, che spesso viene erroneamente chiamato "Cerchio di Annibale", attribuendolo al condottiero punico che si dice sia passato dal valico. Quel che è più certo è che avesse la funzione di tempio all'aperto e di osservatorio astronomico, ipotesi sarebbe confermata dalla presenza di una pietra molto più grande delle altre all'interno del cerchio, utilizzata per segnare la direzione del sole al solstizio d'estate.
Il 21 giugno, infatti, il Cromlech offre un emozionante spettacolo astronomico poiché il sole che tramonta dietro la sella del Lancebranlette (monte al di sopra del Cromlech), crea per circa mezzo minuto un'ombra a semicerchio che avvolge la struttura megalitica, lasciando solo l'area sacra in luce.
Questo luogo, oggetto ancor oggi di studio, risale quasi sicuramente all'epoca preceltica (3000 a. C.). Ma l'importanza come via di transito del Colle del Piccolo San Bernardo è testimoniata anche dai resti di un tempietto gallico e di due “Mansiones” dell'epoca romana, che garantivano ristoro e pernottamento ai viaggiatori e agli animali che già nel I° secolo a. C. percorrevano questo valico come via verso le Gallie. A rendere magica la zona anche la Colona di Giove, alta quattro metri, sulla quale oggi è visibile la statua di San Bernardo di Mentone, arcivescovo di Aosta. Si narra che un tempo al posto della statua ci fosse una pietra rossa,
l'Escarboucle o occhio di Giove, testimone dell'antico culto del dio Penn, diffuso in queste montagne. La leggenda vuole che quella pietra, visibile anche a grande distanza, spaventasse i valligiani ormai cristianizzati che la identificavano con l'occhio rosso del demonio, tant'è che chiesero a San Bernardo di sconfiggere le forze infernali, distruggendo anche la pietra rossa.
La meraviglia del paesaggio, l'immensità e la potenza di una natura più viva che mai, il silenzio che avvolge le montagne, la storia e le leggende rendono questo luogo ancor più avvincente e suggestivo, custode di una particolare energia da vivere in libertà, in funzione delle proprie passioni e curiosità.

Presso il Consorzio Operatori Turistici La Thuile è possibile prenotare una visita nell'area archeologica con l'accompagnamento di una guida della natura. - www.lathuile.it – 0165 883049.

Stefania Bortolotti

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