29 Ottobre 2020
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La Campania dei Vini: Terredora e Feudi di San Gregorio

29-01-2014 - Per Bacco!
Freschi, sapidi, minerali, equilibrati ed eleganti. Ma anche complessi, aristocratici, austeri e rotondi. Sono solo alcune delle caratteristiche principali che troviamo nei vini realizzati in una delle regioni italiane che può vantare una tradizione vinicola tra le più antiche in assoluto. Stiamo infatti parlando della Campania, terra affascinante e dalle mille sfaccettature. Che accanto ai meravigliosi incanti turistici come Sorrento, Capri, Amalfi, Ischia, la Reggia di Caserta e il Cilento, propone vini straordinari e intriganti che stanno conquistando i palati più raffinati ed esigenti sia in Italia sia all´estero.

I vini campani, dominati dalle tre grandi D.O.C.G. irpine Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo, sono infatti a gran voce riconosciuti tra i migliori in tutto il panorama enologico italiano, anche grazie al conferimento di numerosi e prestigiosi premi alle cantine che più rappresentano l´identità e la tradizione vitivinicola campana.

E tra quelle che si possono fregiare di importanti riconoscimenti che hanno contribuito a collocarla nell´olimpo dei grandi produttori troviamo Terredora (www.terredora.com, tel. 0825-968215). Wine Spectator, Veronelli, Duemilavini, L´Espresso e Wine Advocates sono solo alcuni tra i colossi istituzionali dell´enolgia che hanno riconosciuto a questa azienda livelli assoluti di eccellenza e costanza.

Terredora si trova a Montefusco, in provincia di Avellino. Qui, tra le verdissime e soleggiate colline, i vigneti della famiglia Mastroberardino crescono in una delle aree dell´Irpinia più vocate per la produzione di vini di grande pregio. Cifre da record per questo gigante dell´enologia guidato dal padre Walter e dai figli Paolo, Daniela e Lucio: duecento ettari di terreno per un milione e duecentomila bottiglie. Impossibile non citare le più rappresentative. Cominciamo dal Taurasi Fatica Contadina: realizzato con uve aglianico in purezza accuratamente selezionate, matura in piccoli fusti di rovere francese per 18 mesi. Seguono 12 mesi in rovere di Slavonia e infine ancora un anno in bottiglia. Si presenta al calice nel suo tipico colore rubino intenso con note aranciate. Al naso regala un ampio bouquet, nel quale si avvertono susine nere, amarene e frutti di bosco. Seduce il palato con eleganza e morbidezza. Ma non manca una certa autorevolezza. Emergono infatti splendidi tannini accanto a intrecci speziati, soprattutto nel finale. Si distingue anche per l´etichetta nera l´altro Taurasi di Terredora: Pago dei Fusi. Vino di grande longevità, la sua maturazione avviene per 14 mesi in rovere francese per poi affinarsi per almeno due anni in bottiglia. Intenso il color rubino che si nota immediatamente già nel momento in cui lo si versa nel bicchiere. Rilascia progressivamente aromi sempre più intensi che variano dal mirtillo al pepe nero, sino a prugna e ciliegia matura. In bocca è austero, i tannini sono ben determinati e rilascia un piacevolissimo finale di spezie e note fruttate. La Gran Riserva Taurasi Campore, invece, viene prodotta solo ed esclusivamente nelle annate più favorevoli con una meticolosissima selezione delle uve. Matura per ben 30 mesi in piccoli fusti di rovere francese, ma prima di essere distribuito riposa un anno e mezzo in bottiglia. Straordinariamente deciso il suo color rubino, dal quale emergono tuttavia lievi riflessi granati. Un complesso bouquet di frutti di bosco, ciliegia, chiodi di garofano e tabacco cattura l´olfatto. Ammalia il palato con voluttà e un equilibrio tannico perfetto. Emergono note di prugna e amarena. La sua ragguardevole struttura ne fa un vino di grande longevità.

Lo scettro del miglior bianco di Terredora se lo contendono il Fiano d´Avellino Campore e il Greco di Tufo Loggia della Serra. Il primo viene creato con uve selezionatissime raccolte durante la vendemmia tardiva di fine ottobre e dopo un´attenta vinificazione passa sia il legno che la bottiglia. Si esprime in uno sgargiante color oro vivo. Al naso è estremamente fresco e piacevole, con effluvi di pesca gialla, pera, agrumi e vaniglia. In bocca è pieno, nitido e aggraziato con una meravigliosa e piacevole nota salina. Il secondo, invece, perfeziona il suo affinamento dopo la vinificazione su fecce fini per qualche mese. Ne scaturisce un vino di grande complessità strutturale e aromatica. Regala un bouquet degno della sposa più bella. Affiorano aromi inconfondibili e delicati, tra cui zagara, mela e pesca. In bocca è morbido e dotato di una vena fresco-sapida. Trapela il caratteristico aroma di nocciola, ma non mancano note decise di frutti esotici maturi. Si abbina alla perfezione con i crostacei e si presta all´invecchiamento se ben conservato.

Proseguendo verso Avellino, a una trentina di chilometri da qui, arriviamo a Sorbo Serpico dove si staglia un´altra grande azienda dal nome altisonante e dai numeri da capogiro. Con una produzione di oltre tre milioni e mezzo di bottiglie all´anno, Feudi di San Gregorio (www.feudi.it, tel. 0825-986683) merita una medaglia al merito per la capacità di mantenere nel tempo altissimi livelli di eccellenza. La cantina dei Feudi di San Gregorio sorge su una contrada dolcemente collinosa che costeggia la via Appia, tra il Sannio e l´Irpinia, denominata "San Gregorio". Se passate da queste parti non mancate di visitarla: è un vero e proprio gioiello architettonico. È qui, in questa cantina, che prende forma tutta la gamma dei vini Feudi di San Gregorio. E custodisce in se stessa una squadra variegata e al gran completo: accanto ai grandi e intramontabili Fiano, Taurasi, Falanghina e Greco di Tufo, troviamo anche i tre Metodi Classici Dubl realizzati uno con uve greco, un altro con la Falangina e infine l´ultimo, rosè, con l´aglianico. E a proposito di aglianico, ecco un altro grande vino che oltre al Taurasi esprime al meglio le peculiarità di questo vitigno autoctono: il Serpico di Feudi di San Gregorio matura in barrique per un anno e mezzo, per poi affinare per almeno 8 mesi in bottiglia. Si propone con un´etichetta molto elegante e ancora più elegante è il suo color rosso rubino intenso che sfoggia al calice. Il naso viene rapito da un bouquet esaltante dove emergono amarena, liquirizia, caffè e cacao. Al palato colpisce per equilibrio e armonia riconfermando le stesse sensazioni olfattive. Piacevolissimo il tannino. Spicca la grande persistenza aromatica.
Ma gli ambiti Cinque Grappoli A.I.S. se li è aggiudicati quest´anno il Taurasi: rosso rubino brillante, ma con i tradizionali riflessi granati. Esprime profonde fragranze di vaniglia, marasca, viola e frutti di bosco. In bocca è avvolgente, elegante e persistente. Il retrogusto è caratterizzato da spiccate note di prugna, ciliegia amara, confettura di fragole e pepe nero. Accompagna alla grande succulenti preparazioni a base di selvaggina e formaggi stagionati.

E ora il turno dei bianchi. Tra le migliori espressioni realizzate da Feudi di San Gregorio ecco il Fiano di Avellino Pietracalda e il Greco di Tufo Cutizzi. Il primo si veste di un giallo paglierino con riflessi verde oro. Propone profumi e aromi di notevole finezza tra camomilla, erbe aromatiche, melone bianco e pompelmo. Morbido al palato, regala alle papille gustative un perfetto equilibrio acido-sapido e chiude con un gran finale di mandorla fresca. Da provare in matrimonio con le classiche trofie al pesto genovesi. L´altro, il Greco di Tufo Cutizzi, adorna il bicchiere di un giallo paglierino estremamente caldo e carico. Al naso concede fresche note di pesca, nespola e glicine. Impossibile non notare la spiccata mineralità che rivela al palato e la deliziosa persistenza leggermente ammandorlata. Ottimo con la spigola al forno.


Franco Lancellotti


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