23 Settembre 2020
Lo Scaffale. Libri in Viaggio

Il Giardino delle Belve - Jeffrey Deaver

Thriller
La storia. La vicenda narrata dall´abile Deaver si apre nei sobborghi di una New York nera e violenta. Siamo nel 1936. Paul Schumann, killer al soldo del boss Lucky Luciano, viene incriminato dall´FBI per l´ultimo omicidio eseguito su commissione. Lo attende, quanto meno, il carcere a vita. A meno che decida di collaborare con il governo degli Stati Uniti e imbarcarsi in una missione suicida. Ma dalla quale, se riuscirà a sopravvivere, potrà ricominciare una nuova vita lontana dalla malavita e con soldi sufficienti per tornare a lavorare nell´impresa tipografica del padre, che nel frattempo viene portata avanti dal fratello minore.
Di che missione si tratta? Semplice, ma complicato allo stesso tempo. Recarsi a Berlino viaggiando insieme al gruppo di atleti che prenderà parte ai Giochi Olimpici sotto le mentite spoglie di un giornalista sportivo. E poi, sfruttando le sue origini tedesche e la sua perfetta bilinguità, ma soprattutto i contatti locali già allertati del suo arrivo, infiltrarsi nella rete nazista e uccidere Reinhard Ernst. Uomo di fiducia di Hitler. Colui a cui si deve il veloce, perfetto e segreto riarmo della Germania.
Schumann si ritrova ben presto, sbarcato dal transatlantico, ad essere braccato dalla polizia di Berlino che ha scoperto la sua presenza. E dalla Gestapo. Nel frattempo deve trovare il modo di avvicinare ed uccidere il gerarca nazista facendo affidamento solo ed esclusivamente su sé stesso e il suo istinto. Attorno a lui nulla è come sembra e lungo la strada sperimenterà l´amore, l´amicizia e il tradimento. E alla fine si troverà davanti ad un dilemma che metterà a dura prova la sua coscienza. E davanti ad un orrore a cui nessuno l´aveva preparato. Dal quale potrà uscirne o distrutto nel corpo e nella mente. Oppure rinato. Uomo nuovo e coscienza vecchia.

Ambientazione e personaggi. Al di là della storia, di per sé ben scritta e dal ritmo incalzante, poche righe per sottolineare la vera forza di questo insolito romanza storico. Insolito per la produzione di Deaver, si intende.
A colpire è innanzitutto l´ambientazione. Ben costruita e ben descritta, le pagine del libro hanno il potere di trasportare il lettore nello spazio e nel tempo. Berlino nell´estate del 1936 è viva, palpitante, con i suoi lati oscuri e con i coni di luce. Le vie dei locali notturni, le ronde della polizia segreta. Il mercato nero. Tutto appare plausibile e storicamente fondato.
Così come i personaggi, alcuni dei quali davvero notevoli. A parte il protagonista, Paul Schumann, personalità complessa e quindi interessante, occorre quanto meno citare Reinhard Ernest. Uomo di Hitler, incaricato di riarmare in gran segreto, ma con estrema efficacia, il Terzo Reich. Uomo dalla doppia faccia, raccontato nel privato. Che porta con sé un segreto, una personalità nascosta e scura. Poi il detective Willie Khol, poliziotto di Berlino. Alieno ad assecondare il regime, saggio padre di famiglia, ma integerrimo funzionario della polizia. Che segue passo a passo le mosse del misterioso americano giunto a Berlino, insieme alla comitiva di atleti, per portare a compimento un misterioso piano terroristico. Ne fiuta le tracce, ne ripercorre le orme. Senza mai perdere di vista il confronto con la propria coscienza e con concetti non ancora dimentichi nella Berlino del 1936: verità, giustizia e umanità.

Quindi. Un gran bel libro. Decisamente. Che si fa leggere velocemente, ma non così velocemente come si farebbe con un normale thriller. Perché l´ambientazione qui, fa la differenza. Si assiste alla storia, ad alcuni grandi avvenimenti come la doppia vittoria di Jessie Owens nelle gare di atletica. Le rivalità tra i luogotenenti di Hitler. La lunga ed ineluttabile corsa verso l´orrore della Seconda Guerra Mondiale. E anche all´inizio di qualcosa ancora più terribile.
Da un certo punto in avanti, poi, è come se il mondo si ribaltasse. Le certezze alimentate per decine di pagine crollano. E allora tutto si fa più veloce, Rapido. Ma non frenetico.
Con un finale forse irreale. Ma bello e spiazzante.

Marco Ravanelli




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