13 Dicembre 2018
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I vini del Tacco

25-09-2018 - Per Bacco!

Passa dal Primitivo di Manduria e dal Negramaro l´enologia della Puglia. Un tempo usati solo come vini da taglio, oggi, insieme ad altre prestigiose etichette, sono considerati due rossi emergenti e dal grande futuro.

Li chiamano i "vini del sole" perché provengono dalle aree meridionali del mondo, California, Australia, Cile, Provenza e Catalogna. Una categoria alla quale appartengono anche i rossi, i bianchi e i rosati del nostro Mezzogiorno, Salento compreso.

Pur non avendo fatto registrare un exploit paragonabile ai siciliani, oggi i salentini si difendono bene e sono una realtà emergente. Da tempo gli esperti avevano pronosticato la riscossa sudista, ma adesso il fenomeno è sotto gli occhi di tutti.

Un rapido "flash back" aiuta a capire come sono andate le cose. Nel 1919 la filossera, quel parassita tristemente conosciuto dagli agricoltori, colpisce la Puglia causando un calo verticale della produzione. E´ un´autentica catastrofe economica e, quando i vigneti vengono ricostruiti, si punta soprattutto su un paio di vitigni tipici, entrambi a bacca nera: il Primitivo di Manduria e il Negroamaro.

Uve robuste, che crescono nei terreni calcarei e argillosi in un clima caldo e secco appena mitigato dalle brezze marine. Data la maturazione precoce e l´alta gradazione, le si utilizza non per produrre vini da pasto, ma da taglio, esportati in Toscana, in Piemonte e persino in alcune zone della Francia.

Il passaggio dalla quantità alla qualità è più recente. E coincide con una scoperta scientifica, che segna l´inizio del rinascimento enologico locale. Nel 1967 un professore americano di passaggio in regione assaggia un bicchiere di Primitivo di Manduria, cogliendone analogie di colore, profumo e sapore con lo Zinfandel californiano, a lui ben noto. La somiglianza empirica viene confermata dagli studi ampelografici e dall´analisi comparata dei Dna: si tratta dello stesso vitigno.

Così i produttori pugliesi, seguendo l´esempio dei colleghi statunitensi, cominciano a lavorarci sopra. Come? Vinificandolo in purezza, controllandone gli eccessi alcolici e facendolo invecchiare qualche mese nelle "barriques", le piccole botti di legno che tolgono il retrogusto selvatico e ne ingentiliscono il gusto. Il Primitivo attuale è un rosso piacevolmente amarognolo sui quattordici gradi: potente, ma dotato di una certa eleganza e con un notevole "bouquet", ideale per accompagnare le carni alla brace e le sapide specialità tradizionali pugliesi.

Altra bandiera salentina è il Negroamaro (o Negramaro, da cui il nome del famoso gruppo musicale). Di probabile origine greca, è un´uva dall´acido medio-grosso e dal colore tendente al violaceo, adattabile a vari tipi di terreno e vigorosa, capace di resistere a climi aridi. Dà il meglio in abbinamento ad altri vitigni, come la Malvasia Nera, l´Aglianico o il Montepulciano. Oggi il livello qualitativo è testimoniato dal fatto che, dei vini pugliesi a denominazione di origine controllata, una decina proviene dal tacco d´Italia. Tra le cantine più note va citata la cooperativa di San Marzano (www.cantinesanmarzano.com) e il "62", il primitivo barricato da alberelli pugliesi di 60 anni, con 24 mesi in barrique. I vini genuini e artigianali Petracavallo di Mottola, e le etichette naturali di Perrini, a Castellaneta (www.perrini.it) entrambi apprezzati per il Negramaro, insieme ad Amastuola (www.amastuola.it) con un delicato blend di bianchi della Terra delle Gravine.

Stefania Bortolotti


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