12 Dicembre 2019
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A spasso tra i Colli Orientali e il Collio, alla scoperta deiI grandi vini del Friuli

29-10-2019 - Per Bacco!
Un territorio dai panorami mozzafiato. Suggestivi contrasti tra le verdi pianure e le bianche rocce delle Alpi. Signori, questo è il Friuli Venezia Giulia: un enorme bacino vitivinicolo costellato da splendide distese di ordinati vigneti, che ricevono preziose sostanze minerali strappate alle montagne e trasportate dalle correnti di celebri fiumi che hanno scritto la storia, tra cui Piave, Isonzo, Tagliamento e Livenza.

Percorrendo le strade dei Colli Orientali e del Collio Friulano, andiamo alla scoperta di alcune tra le numerose cantine che producono le prestigiose etichette che fanno del Friuli uno dei più importanti punti di riferimento del panorama enologico nazionale e internazionale.
Da sempre terra di grandi bianchi, la fama dei vini friulani, pur se con stili ed espressioni molto diverse tra loro, è arrivata a tal punto da spingere molti critici a definirli addirittura “superwhites“. E infatti in queste terre prosperano non solo le uve autoctone che identificano la regione, quali ad esempio Friulano, Verduzzo, Picolit, Refosco, Schippettino, Pignolo e Ribolla Gialla. In moltissimi casi i vitigni internazionali hanno trovato areali produttivi ideali, un habitat perfetto insomma per Chardonnay, Sauvignon, Merlot, Pinot Nero, Riesling e Gewurztraminer.

In provincia di Udine sorgono i cosiddetti Colli Orientali del Friuli, punto di riferimento centrale, come si diceva, per la realizzazione di grandi bianchi, ma celebre anche per aver dato vita a uno dei passiti più ricercati e preziosi: il Picolit.
Diamo allora il via al nostro viaggio partendo dalla storica Cantina Collavini (www.collavini.it), fondata nel lontano 1896 e distinta in anni più recenti per aver inventato lo Spumante Brut di Ribolla Gialla.
Siamo a Corno di Rosazzo e dall'epoca della sua fondazione, Collavini ne ha percorsa di strada: azienda di fama internazionale, con esportazioni in 35 Paesi che valgono il 70% dell'oltre milione e mezzo di bottiglie prodotte. Le redini restano tuttora in mano alla famiglia e il deus ex machina Manlio è stato colui che giusto quarant'anni fa ebbe l'intuizione di trasformare la Ribolla in spumante, attraverso il “Metodo Collavini”.
Cinque anni di cura e dedizione per giungere a uno spumante dal luminoso color giallo paglierino e caratterizzato da un perlage finissimo e persistente. Al naso rivela profumi freschi di biancospino, scorza di cedro e lime, mescolati a note minerali. In bocca divulga altrettanta freschezza e sapidità, con ritorni agrumati. Ottimo come aperitivo e compagno ideale per un tutto pasto.
Punta di diamante di Collavini, si conferma anche quest'anno il Broy 2017. Premiato come ormai di consueto dalle più importanti guide del settore, si tratta di un bianco d'eccellenza realizzato con un sapiente dosaggio di Friulano, Chardonnay e Sauvignon, le cui uve vengono parzialmente appassite prima di essere vinificate. Ne consegue un nettare color giallo dorato, dai profumi ampi e intensi. Un'esplosione di aromi seduce il naso. Si percepiscono nitidamente frutta esotica, miele di acacia ed erbe aromatiche. In bocca è vellutato, avvolgente, equilibrato, nonché dotato di una notevole persistenza che imprime al palato un gusto indimenticabile. Da provare su una crudité di gamberi e scampi.
Turian è invece il nome con cui viene battezzata la versione ferma della Ribolla Gialla, che in questo caso viene vendemmiata tardivamente a fine settembre. Si veste di giallo paglierino e sfodera effluvi freschi di sambuco, biancospino e lievi note balsamiche. All'assaggio rivela delicatezza e sapidità, accanto a un brillante equilibrio di gusti.

A un passo da Cividale del Friuli, e più precisamente in località Ipplis di Premariacco, ben tre generazioni di vignaioli si sono succedute nella cura dei settanta ettari di vigneti targati La Tunella (www.latunella.it). È la famiglia Zorzettig, guidata oggi da Massimo e Marco, accanto alla madre Gabriella, a mantenere viva in ogni loro vino la tradizione dei Colli Orientali del Friuli. Non mancano ovviamente voglia di sperimentare e spirito creativo, tanto che l'enologo Luigino Zamparo si rivela prezioso collaboratore per il raggiungimento di importanti riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui i Tre Bicchieri Gambero Rosso per il Biancosesto 2017 e le menzioni di Wine&Spirits per il Friulano, il Pinot Grigio Col Bajè e la Ribolla Gialla.
Iniziamo proprio con il Biancosesto. Fermenta in botti di rovere e poi affina in bottiglia, frutto di un accorto uvaggio di Friulano e Ribolla Gialla, brilla nel calice con un bel giallo paglierino intenso. Seduce il naso sprigionando sentori di scorza di mandarino, fiori di acacia e ventate minerali e speziate. Sapido e fresco all'assaggio, ripercorre fedelmente gli stessi aromi percepiti all'olfatto.
Rientra nella prestigiosa schiera dei cru il Col Matìss Sauvignon. Giallo paglierino e raffinati profumi di ananas, menta, basilico e zenzero. Al palato offre una piacevole sensazione minerale, risultando altresì sapido e fresco. Ideale abbinamento a crostacei.
Dai vitigni autoctoni di Pignolo e Schioppettino, le cui uve trascorrono prima della vinificazione un breve periodo di appassimento per ottenere una più elevata concentrazione aromatica, nasce L'Arcione. Un rosso, quindi, che nulla ha da invidiare ai cugini a bacca bianca. Anzi. Premiato dalle guide più autorevoli, tra cui i Cinque Grappoli AIS, riempie il calice con un suadente color rubino intenso. Inebriante al naso, rilascia profumi di viola appassita che subito lasciano il passo a note di sottobosco, cuoio e cannella. Sorso morbido e coerente, dai tannini di pregevole estrazione.

Per restare in zona, ci troviamo quindi sempre nei pressi di Premariacco, troviamo la Cantina Vinicola di Alessio Dorigo (www.dorigowines.com).
Correva l'anno 1966, quando Girolamo Dorigo acquistò i primi vigneti e oggi il figlio Alessio ha saputo mantenere la rotta verso l'eccellenza disegnata dal padre, giungendo al definitivo consacramento nel guidare un'azienda i cui tratti distintivi sono la vocazione nella difesa di varietà autoctone, l'avanguardia nelle tecniche d'impianto e la straordinaria qualità della produzione. Non ultimo, recentemente l'azienda si fornisce solo di energia ottenuta da fonti rinnovabili.
Fa parte della linea “Perlage” e a buon ragione si colloca tra i prodotti più rappresentativi a firma Dorigo: è il Blanc de Noir Dosage Zero, realizzato con il Metodo Classico e solo con le basi migliori di Pinot Nero che affinano sui lieviti per ben cinque anni. Color oro e perlage sottile e persistente, al naso promette aromi articolati che ruotano attorno a note minerali, agrumi e crosta di pane. Assaggio brillante e avvolgente, in cui i sapori già avvertiti si imprimono al palato con notevole persistenza. Di grande eleganza, è ottimo su una crudité di pesce.
Molto ben nutrita la linea “Prestige”, con quattro pezzi da novanta a fare la differenza. Lo Chardonnay Ronc di Juri è un vino pensato per durare negli anni e si distingue per struttura, ricchezza e complessità. Vinificato ed elevato in barrique, è ammaliante il color giallo oro di cui si veste. Sprigiona al naso effluvi di frutta esotica matura e sentori vanigliati, mentre in bocca è un'esplosione di sapori perfettamente bilanciati e avvolti da un corpo di grande importanza.
Alter ego è il Sauvignon Ronc di Juri. Nasce da una severissima selezione delle migliori uve e viene anch'esso elevato in barrique. Di color giallo oro luccicante, rilascia essenze di ananas, pesca e sensazioni di vaniglia. Avvolge il palato con eleganza, mostrando un sorso morbido fresco con punte di sapidità.
Dopo tutto questo tripudio di bianchi, finalmente due rossi, altrettanto importanti e di indubbia eccellenza.
Montsclapade. Suona francese, ma in realtà è dialetto friulano e significa Monte Spaccato. Eppure con i cugini francesi c'è un legame, poiché questo vino è un tipico taglio bordolese affinato trenta mesi in barrique composto da Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot. Si presenta alla vista agghindato da una decisa e concentrata tonalità rosso rubino. Cattura il naso sprigionando una sequela aromatica composta da frutti di bosco in confettura, rabarbaro, liquirizia e note speziate. Simmetrico al palato, ma anche sensuale e aristocratico. Emergono un tannino perfetto dalle trame di seta, una freschezza ottimamente integrata e una tinta minerale, che chiude su una persistenza pressoché interminabile.
Dorigo Rosso è una grande interpretazione di un vino innovativo e moderno. Le uve vengono raccolte molto mature e i grappoli selezionati uno ad uno. La maggior parte di questi viene diraspata e vinificata in acciaio a temperatura controllata, mentre il resto viene posto in appassimento. Ne nasce un prodotto dal color rubino intenso, ricco di profumi inebrianti quali more, mirtillo, cannella e cacao. Al gusto si presenta fresco e sapido al punto giusto, morbido e con un tannino ben integrato.

Tra le dolci colline dei Colli Orientali, ecco un'altra bella realtà poliedrica capace di coniugare il mondo del vino a quelli dell'ospitalità e della buona cucina tradizionale. È il Castello di Buttrio (www.castellodibuttrio.it), che accanto alla Cantina dove prende vita una nutrita schiera di vini di qualità, propone ai visitatori anche l'Hotel Castello di Buttrio, l'Agriturismo tra le Vigne e l'Osteria del Castello di Buttrio.
Il vino è tradizione ma allo stesso tempo innovazione, deve essere onesto verso il frutto e rispettare, esaltandolo, il senso del luogo. Sono per me queste le condizioni fondamentali di un'enologia di qualità e di unicità”, afferma Alessandra Felluga, oggi alla guida dell'azienda e parte di una famiglia storica che ruota attorno al mondo del vino da ben cinque generazioni.
Tra i vini a bacca rossa spicca il Merlot: affina in parte in acciaio e in parte in barrique e si annuncia alla vista nel suo color rubino intenso. Sprigiona essenze generose di confetture di more e lamponi, cacao e un accenno di spezie. All'assaggio svela simmetria, concentrazione e tannini di ottima levatura.
Non poteva certo mancare all'appello il bianco, il Friulano, che appare nel consueto giallo paglierino e rilascia profumi di glicine, pompelmo, lime e ananas. Sorso molto fresco, sapido e di vivace intensità. Equilibrato e persistente al punto giusto, imprime al palato delicate note agrumate.

Dalla provincia di Udine a quella di Gorizia. Il Collio è altrettanto riconosciuto come una delle aree più prestigiose d'Italia per la produzione vitivinicola e soprattutto per l'alta qualità dei suoi vini bianchi, appunto, che si rivelano unici ed indimenticabili.
Il Collio è un susseguirsi di dolci colline scandite da piccoli borghi, con una superficie vitata di 1500 ettari a denominazione di origine controllata e divisa in micro aree dotate ciascuna di personalità propria. È una pietra preziosa nel mondo del vino, il cui territorio comprende otto dei venticinque comuni della provincia di Gorizia: Cormòns, San Floriano del Collio, Mossa, Capriva del Friuli, San Lorenzo Isontino, Farra d'Isonzo e Dolegna del Collio.
E proprio qui, a Dolegna del Collio, sorge una strepitosa realtà a conduzione familiare che dal 1930 raccoglie continui successi nel segno della passione, del sacrificio e del pieno rispetto della vigna. Stiamo parlando di Venica (www.venica.it), azienda vinicola condotta dagli eredi diretti del nonno Daniele Venica con coscienza e innovazione, senza mai dimenticare la profonda tradizione che lega il territorio al vino.
Prendono così vita straordinarie etichette, simbolo di una produzione che conquista l'eccellenza in particolar modo nei bianchi, che si presentano assai complessi e dalle caratteristiche uniche, grazie anche alla presenza di oltre 50 microclimi diversi, positivamente influenzati sia dalle correnti mediterranee, sia da quelle fresche provenienti dalle Alpi. Il terreno denominato Ponca, che tra le mani si sbriciola rivelando minuscoli fossili che donano al vino una mineralità unica, insieme all'evoluzione in cantina completano l'opera.
Nel regno dei grandi vini bianchi griffati Venica, il Re Assoluto è senza ombra di dubbio Sua Maestà il Sauvignon. Si chiama Ronco delle Mele ed è un pregiatissimo nettare in grado di sedurre anche i palati più esigenti.
Si presenta smagliante in tonalità verde oro. Il profilo olfattivo gioca su sensazioni di cedro, lime e ananas. Ammaliante, come dicevamo, al palato: svela una gran classe per freschezza agrumata e sapidità minerale. Lungo e persistente il finale. Da stappare con i ravioli all'astice.
Non da meno è poi il blasonato e premiatissimo Friulano, detto Ronco delle Cime: si annuncia al calice vestito di giallo paglierino e si apre al naso con un bouquet articolato e complesso che spazia tra glicine, mandorla amara e rosa. Conquista il palato grazie alla sua morbidezza, accompagnata da un gusto complesso e profondo. Ideale in abbinamento a una tipica fetta di prosciutto San Daniele.
Il Pinot Bianco è rappresentato dall'etichetta che porta il nome Tàlis. Si distingue per il suo colore paglierino vivace, accanto a un profumo elegante e intenso e dal sapore armonico. E infatti non deludono i profumi di nespola, mela, mandorla e suggestioni di argilla. Al gusto appare consistente, ben proporzionato e con sfiziosi rimandi fruttati.

Ludovico Paganelli

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