19 Ottobre 2018
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Firriato, Barone di Serramarrocco e Donnafugata: dal terroir siciliano in provincia di Trapani, tre eccellenze al top nel panorama vinicolo italiano

10-03-2018 - Per Bacco!
Sicilia, luogo di incanto. Cuore del Mediterraneo dove cultura, storia, arte, natura ed enogastronomia creano un intreccio unico e affascinante. Tutto questo e non solo indusse Goethe nel 1787 a scrivere così: "L´Italia, senza la Sicilia, non lascia alcuna immagine nell´anima: qui è la chiave di tutto".

Una destinazione ideale e ricca di fascino, da tenere presente tutto l´anno. Perché la Sicilia è in grado di offrire il meglio di sé in qualunque stagione.
Ben collegata da Milano con voli diretti per Catania e Palermo, oppure via mare con confortevoli traversate da Genova. L´importante è avere a disposizione un mezzo di trasporto, una moto o un´automobile, perché in Sicilia si prova un forte desiderio di vedere sempre cosa c´è dietro ogni curva.
E poi gli amanti del vino non resteranno delusi se tra un bagno nelle acque cristalline delle Isole Egadi, ad esempio, o una visita nell´incantevole città di Erice, andranno in esplorazione della seducente provincia di Trapani a degustare i sensazionali vini di questa zona che, per condizioni climatiche, temperatura mite, terre collinose, leggera brezza di mare e sole acceso, manifesta qualità che risultano ideali per la crescita della vite e la rendono, senza dubbio alcuno, l´isola del vino per eccellenza.
Non solo. Grazie ai ben 66 mila ettari di vigneti, la provincia di Trapani si distingue in Europa come la più vasta superficie vitata.

Dire Firriato (www.firriato.it) significa abbinare immediatamente un marchio d´eccellenza al territorio del trapanese e non solo. Dall´anno della sua fondazione Firriato, grazie soprattutto alla passione e alle intuizioni del deus ex machina Salvatore Di Gaetano, ha saputo coniugare al meglio la tradizione con l´innovazione. E i risultati si vedono: i vini di questa straordinaria azienda si sono imposti nel panorama enologico nazionale, arrivando a conquistare i più prestigiosi riconoscimenti dalle guide e dagli esperti del settore. Tra i segreti di un tale successo c´è di sicuro una perfetta e meticolosa cura in tutti gli aspetti del ciclo produttivo, dal vigneto alla cantina. Firriato, inoltre, si è fatto custode di un patrimonio ampelografico di grande spessore e di elevata qualità, riuscendo a realizzare vini unici per complessità e stile produttivo. Vendemmia dopo vendemmia ecco che le etichette di Firriato hanno conquistato palati, tavole, ristoranti ed enoteche.
Tra le punte di diamante della produzione si colloca l´Ecrù. Pluripremiato, è un eccellente vino dolce realizzato con uve Zibibbo e Malvasia. Si presenta al calice rivelando un seducente color oro con riflessi ambrati. Offre al naso un invitante panorama di profumi che spaziano dall´albicocca all´arancia candita, sino a miele d´acacia e fiori dolci di zagara. Delizioso al palato, al quale si offre leggiadro, sapido e irresistibile.
Sempre nella linea Top, troviamo due rossi singolari: l´Harmonium e il Ribeca.
Il primo è un Nero d´Avola in purezza dal color rubino luminoso. Elegante al naso, si avvertono percezioni di prugna, viole, cacao e tracce di chiodi di garofano. Il sorso appare equilibrato, si apprezza in particolare il corpo denso, succoso e intensamente fruttato.
Il secondo è invece un Perricone in purezza e vanta pure lui un intrigante color rubino. L´olfatto è coinvolgente e stuzzicante, grazie ai richiami di ciliegia matura, arancia rossa, cannella e alloro. Composto e armonioso al palato, imprime un accenno di acidità che risulta particolarmente rinfrescante e una trama fenolica fitta e rotonda.


A circa mezz´ora di macchina da Trapani, si arriva facilmente a Fulgatore dove sorge il quartier generale dell´Azienda Agricola Barone di Serramarrocco (www.baronediserramarrocco.com), la cui origine storica appare molto interessante e risale addirittura alla prima metà del Seicento. In quel periodo la peste si era abbattuta sulla Sicilia, flagellando gran parte della popolazione, finché un lontano antenato di Marco di Serramarrocco, attuale proprietario dell´azienda, Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles signore di Serramarrocco e Capitano di Giustizia di Salemi, si distinse con grande coraggio e spirito di abnegazione nel salvare più vite possibili. Fu allora che, in segno di ringraziamento, Sua Maestà Re Filippo IV di Spagna e di Sicilia gli donò un Feudo Reale comprensivo di alcuni ettari vitati. Oggi, una parte di quegli stessi ettari, costituiscono il cuore pulsante dell´azienda, estesa su 60 ettari totali di cui 22 a vigneto.
Riconosciuta come prima Erice D.O.P. della provincia di Trapani, le uve che spadroneggiano lungo la Strada del Vino a un´altitudine media di 380 metri sul livello del mare, sono: Pignatello, Nero d´Avola, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Zibibbo, Grillo e altre varietà autoctone a scopo sperimentale.

Da uve Pignatello in purezza raccolte a mano nella Vigna del Capitano, viene realizzato un meraviglioso Cru, che si colloca a buon diritto tra le etichette siciliane al top: il Barone di Serramarrocco. Seduce e appaga lo sguardo rivelando un intenso rosso rubino. Dal calice emana un ventaglio olfattivo che spazia dai frutti neri maturi alla liquirizia, passando da cannella e cioccolato vanigliato. Strepitoso e perfettamente equilibrato al palato, libera in un colpo solo straordinari sentori balsamici e di macchia mediterranea, accompagnati da una piacevole e sottile acidità.
Dalla vigna Sakkara di Nero d´Avola, ecco un altro cru: il Nero di Serramarrocco. Pure lui si presenta al calice vestito di un rosso rubino pressoché impenetrabile. Al naso regala effluvi di amarena in confettura, alloro e rosmarino. In bocca è ampio, la struttura è massiccia. Imprime una scia sapida che fa da preludio a un lungo finale ricco di tipiche sensazioni marine.
Elegante ed equilibrato taglio bordolese è il Serramarrocco, realizzato con un blend di uve Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Si presenta agghindato da una decisa e concentrata tonalità rosso rubino. Cattura il naso sprigionando una sequela aromatica composta da frutti di bosco in confettura, rabarbaro, liquirizia e note speziate. Simmetrico al palato, ma anche sensuale e aristocratico. Emergono un tannino perfetto dalle trame di seta, una freschezza ottimamente integrata e una tinta minerale, che chiude su una persistenza praticamente interminabile.
Dal vigneto della Quojana, uno zibibbo secco al 100% da abbinare a un bel risotto con scampi e zafferano. Stiamo parlando del Quojane di Serramarrocco, un altro grande vino che rappresenta al meglio il terroir.
Bagliori dorati catturano lo sguardo, mentre immediate sensazioni agrumate avvolgono il naso, accanto a cedro, lime, frutta tropicale e mandorle. La bocca è percorsa da un´acidità quasi citrina, mentolata e sapida sul finale, con echi rispondenti e sottili richiami fumé.

Da oltre trentacinque anni, la famiglia Rallo gestisce con passione, lungimiranza e particolare attenzione al territorio, quei vigneti che sorgono sulle terre di cui Tomasi di Lampedusa parla nel romanzo "Il Gattopardo" e le indica sotto il nome di Donnafugata.
Dall´omonima azienda Donnafugata (www.donnafugata.it), che altri non è che la "donna in fuga" Maria Carolina, moglie di Ferdinando IV di Borbone, la quale nei primi dell´Ottocento è sfuggita alle truppe napoleoniche, ecco una delle migliori rappresentazioni di Passito di Pantelleria, fiore all´occhiello di una già nutrita squadra di etichette di alto livello e dai nomi evocativi.

Stiamo naturalmente parlando del Ben Ryé, dall´arabo figlio del vento, proprio perché è il vento stesso uno dei protagonisti sull´isola e soffia costante sui preziosi vigneti.
Un passito realizzato in purezza con i migliori grappoli di uve Zibibbo maturati al sole di Pantelleria.
Per questo nettare degli dei, che può invecchiare sino a vent´anni, la lista di riconoscimenti nazionali e internazionali si spreca: dai Tre Bicchieri del Gambero Rosso ai 5 Grappoli A.I.S., sino a sfiorare il massimo del punteggio nelle classifiche di Wine Spectator e Wine Enthusiast. Si presenta al calice in un colore giallo ambrato scuro e conquista immediatamente l´olfatto con profumi che spaziano dall´albicocca candita al miele, oltre ad ananas maturo e fiori di zagara. Un quadro di eccezionale bellezza, completato da un gusto caldo e dolce ma anche sapido, minerale e dalla lunghissima persistenza aromatica sul finale.
Sempre della lingua araba, deriva il nome del Sur Sur. Significa grillo e ovviamente il riferimento è alle autoctone uve grillo con le quali viene realizzato questo bianco freschissimo, ideale accompagnamento a primi piatti a base di pesce.
Si presenta al calice vestito di un brillante e luminoso paglierino. Al naso si apre regalando percezioni floreali ed erbacee, tra cui ricordi di agrumi e note tropicali. Conferisce al palato una piacevole dose di freschezza unita a sapidità, con coerenti ritorni fruttati.
Dall´unione di Nero d´Avola e Frappato, nasce invece il Floramundi Cerasuolo di Vittoria DOCG, la cui etichetta rappresenta una sintesi perfetta di tale connubio. Floramundi è infatti una figura femminile fantastica che porta in dono meravigliosi intrecci di fiori e di frutti dai toni vellutati.
Di color rosso brillante, svela al naso un bouquet floreale e fruttato, con buccia di mela rossa, sciroppo di granatina e sentori di ciliegia e frutti di bosco. Appaga il palato grazie al calore e alla morbidezza che emana, rivelando al tempo stesso piacevolissimi tannini dalla grana molto fine che ne agevolano il ritorno fruttato.

A cura di Ludovico Paganelli




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