23 Febbraio 2017


Viaggi & Tentazioni

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In Primo Piano

Viterbo: una città che si racconta
Viterbo è stata un importante centro etrusco, ma deve il suo splendore e la ricchezza di monumenti ai papi che vi risiedettero dal 1257 al 1281.

Ai piedi dei Cimini, attorniato da una fertile vallata, ecco Viterbo. Il centro storico, circondato da cinque chilometri di mura turrite con sette porte, è formato da case costruite in peperino e travertino dal particolare colore grigio e quasi tutte con scale esterne chiamate “profferli”. Il quartiere medievale, attorno a via e a piazza San Pellegrino, offre ancora oggi una visione di notevole suggestione ambientale perfettamente intatta. La piazza è chiusa da case antiche e dalla chiesetta romanica da cui prende il nome. La zona è caratterizzata anche dalle numerose fontane (la più bella è la Fontana Grande) che ornano la città e dove si trovano i monumenti più significativi.

In Piazza San Lorenzo c’è la Cattedrale romanica con il campanile in forme gotiche; subito accanto c’è il sontuoso Palazzo Papale, duecentesco, con la splendida loggia. La loggia, con le sue arcate intrecciate a formare un raffinato traforo e gli ornamenti a stemmi e rilievi, è la parte più bella dell’edificio sorto tra il 1257 e il 1266. La scalinata che porta al salone fu sede di numerosi conclavi. Su piazza del Plebiscito si affacciano il quattrocentesco Palazzo dei Priori ornato ad affreschi storici e mitologici e quello del Podestà.

Presso la porta romana c’è la Chiesa di San Sisto, mentre la Rocca Albornoz ospita il Museo Archeologico Nazionale che conserva reperti di tutta la provincia ed i modelli di alcuni edifici. All’esterno delle mura c’è Santa Maria della Verità le cui sale del convento ospitano una collezione di dipinti e sculture dal Medioevo al XIX secolo, tra cui spicca la “Madonna con Bambino” di Vitale da Bologna. Nel chiostro si ammirano sarcofagi etruschi e romani.

Molte le attrattive dei dintorni: a Bagnaia vi sono Villa Lante, opera del Vignola, con magnifici giardini ed il Santuario di Santa Maria della Quercia. Vetralla è ricca di testimonianze archeologiche; Soriano nel Cimino, immersa tra castagneti, conserva il Palazzo Chigi-Albani; la vecchia Orte domina il Tevere da un’alta rupe di tufo.

Qualche storica curiosità…

Il Palazzo Papale di Viterbo è l’edificio che stava al centro della vita medievale della città. Dalla loggia, che serviva ai pontefici appena eletti per benedire il popolo, papa Clemente IV scomunicò Corradino di Svevia.
Le Terme dei Papi, ad un paio di chilometri da Viterbo, utilizza acqua termale “solfureo-solfato-bicarbonato-alcalino-terrosa-fluorata” che sgorga dalla sorgente del “Bullicame” ad una temperatura di 58 gradi direttamente in una grande piscina all’aperto. Un bagno tonificate e prezioso per la cura della pelle sia in inverno sia in estate anche per i benefici vapori che si respirano. Il fango naturale estratto dal laghetto del Bagnaccio, arricchito per millenni di elementi organici ed inorganici preziosi, è utilizzato in esclusiva dalle Terme dei Papi. www.termedeipapi.it info@termedeipapi.it

A Bagnoregio, percorrendo un viale alberato, si giunge al Belvedere da cui si può ammirare un suggestivo panorama sulla vallata, con la visione lunare e mozzafiato di Civita in primo piano. Questo borgo (di origine etrusche) è costruito su uno sperone di tufo, un luogo irreale, collegato al resto del mondo solo da un lungo ponte pedonale. A 443 metri d’altezza, un tempo Civita era unita a Bagnoregio: nel tempo l’erosione ha scavato un baratro di un chilometro. Il colore delle case di questa “piccola gemma” si confonde con quello del tufo ed argilla sul quale è costruita. Quasi disabitata, le antiche case medioevali, i caratteristici scorci, le testimonianze artistiche sopravvivono in un silenzio irreale da cui emergono le tracce di un antico splendore. Anche il paesaggio naturale tutt’intorno è affascinante ed inquietante insieme: piccole valli aride, forre e voragini, marcatamente erose dalla fragilità del suolo, sono impreziosite da calanchi e guglie tufacee.

Situato sulle pendici di un anfiteatro naturale, il “Parco dei Mostri o Bosco Sacro”, poco distante da Bomarzo, è un giardino scaturito dalla fantasia “folle” del Principe Pier Francesco Orsini (detto Vicino Orsini) nella seconda metà del cinquecento. Il Principe (colto signore di Bomarzo) volle fortemente realizzare il suo “giardino”, che divenne uno dei più importanti di quel periodo, ma anche quello che più di tutti rimase avvolto nel mistero. Il parco offre uno spettacolo unico al mondo: statue gigantesche di animali esotici, di mostri mitologici scolpiti nella viva pietra, nonché alcuni piccoli incantati edifici che si mimetizzano nell’intrico della rigogliosa vegetazione. Un “giardino delle meraviglie” tra bizzarre e stravaganti opere scultoree ed architettoniche, ma anche una curiosa e piacevolissima passeggiata tra il verde. info@parcodeimostri.com

Dove Dormire e Dove Mangiare

B&B DEI PAPI –Via Del Ginnasio, 8 – www.bbdeipapi.itinfo@bbdeipapi.it

Charme, ricercatezza, eleganza e creatività abitano in questa deliziosa residenza d’epoca nel cuore di Viterbo, situato in una posizione strategica vicino al Ponte del Duomo. B&B dei PAPI è una dimora storica che ha mantenuto intatto il suo fascino e dove ogni dettaglio è studiato nei minimi particolari per assicurare all’ospite comfort, riservatezza e relax senza dimenticare il gusto del bello… Tre camere (ciascuna con doccia o vasca idromassaggio) ed una suite tutte con travi in legno e pavimenti in cotto antico. Negli spazi comuni angolini molto graziosi, sale di lettura, grandi camini, tutti impreziositi dall’accostamento con pezzi d’antiquariato e di design. C’è anche una zona “relax” nella quale è possibile usufruire di servizi aggiuntivi quali massoterapia e sauna infrarossi. In questo magico scenario viene servita la ricca e golosa prima colazione, curata personalmente da Rosanna (la proprietaria), una signora dal dolce sorriso che coccola con discrezione l’ospite proponendo, per iniziare bene la giornata, deliziose torte fatte in casa, gustose marmellate e selezioni di ottimi the. E a proposito di ospiti, anche l’attore Jude Law ha scelto questa dimora per un suo soggiorno all’insegna di un “tuffo nel passato”. Rosanna (già gallerista e con il gusto del bello nel suo DNA) ed Antonio (esperto in storia dell’arte) hanno fatto di questo B&B un luogo dove il dover andar via dispiace…

In questa zona si possono gustare i piatti della tradizione locale e della cucina romanesca, con in più le anguille del Lago di Bolsena, la cacciagione, la imbracata (pasta e fagioli), il fieno (tagliatelle molto fini), i salumi, le ciambelle d’anice, i maritozzi e gli struffoli.

Parlando di salumi, questi fanno bella mostra si sé appesi all’interno dell’Osteria del Vecchio Orologio (Via Orologio Vecchio, 25 – Tel. 335 337754) un locale, tutto in peperino (la pietra tipica della zona) e che si sviluppa in tre salette rustiche. A Viterbo dal 1966, la cucina propone la bontà e la genuinità dei piatti della tradizione locale, le cui ricette sono state sapientemente rivisitate dallo chef con un originale abbinamento di sapori. Tutti gli ingredienti sono genuini, di prima qualità cercati e scelti con cura dal titolare, Paolo Bianchini, pronto a “prendervi per mano” e farvi compiere un saporito viaggio nella cucina romana e laziale. Tra i primi spiccano il “Gnoccone di castagne dei Cimini con speck e radicchio” e i “Lombrichelli alla gricia con tartufi”. Tra i secondi, da non perdere i “Bocconcini di manzetta all’aleatico” e il “Coniglio leprino ripieno di castagne e guanciale”. “Qui il cibo - sottolinea Paolo - non deve premiare l’occhio, ma passando prima per il naso, deve soddisfare il palato”. Insomma deve essere “bbono”, come dicono da queste parti. I vini proposti - della Cantina di Antonella Pacchiarotti (www.vinipacchiarotti.it) di Grotte di Castro, paese della Tuscia laziale al confine tra Toscana e Umbria - permettono un perfetto abbinamento con i piatti scelti. Antonella, una giovane signora dal piglio genuino, dal carattere deciso “tutta casa e cantina” ha, con i suoi vini, contribuito a valorizzare questa parte del territorio laziale.


A cura di Stefania Bortolotti e Franco Lancellotti

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